23 aprile 2020

Recensione di The Women in the Castle, di Jessica Shattuck

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Recensione di The Women in the Castle, di Jessica Shattuck
Titolo: The Women in the Castle
Autore: Jessica Shattuck
Editore: William Morrow
Lingua: Inglese
Genere: Historical Fiction
Trigger: suicidio, nazismo, morte di animali, violenza
Note: Dopo aver scritto la recensione mi sono chiesta se non fosse il caso di trasformarla in una recensione negativa.


Sinossi: Set at the end of World War II, in a crumbling Bavarian castle that once played host to all of German high society, a powerful and propulsive story of three widows whose lives and fates become intertwined—an affecting, shocking, and ultimately redemptive novel from the author of the New York Times Notable Book The Hazards of Good Breeding.

Amid the ashes of Nazi Germany’s defeat, Marianne von Lingenfels returns to the once-grand castle of her husband’s ancestors, an imposing stone fortress now fallen into ruin following years of war. The widow of a resister murdered in the failed July 20, 1944, plot to assassinate Adolf Hitler, Marianne plans to uphold the promise she made to her husband’s brave conspirators: to find and protect their wives, her fellow resistance widows.

First Marianne rescues six-year-old Martin, the son of her dearest childhood friend, from a Nazi reeducation home. Together, they make their way across the smoldering wreckage of their homeland to Berlin, where Martin’s mother, the beautiful and naive Benita, has fallen into the hands of occupying Red Army soldiers. Then she locates Ania, another resister’s wife, and her two boys, now refugees languishing in one of the many camps that house the millions displaced by the war.

As Marianne assembles this makeshift family from the ruins of her husband’s resistance movement, she is certain their shared pain and circumstances will hold them together. But she quickly discovers that the black-and-white, highly principled world of her privileged past has become infinitely more complicated, filled with secrets and dark passions that threaten to tear them apart. Eventually, all three women must come to terms with the choices that have defined their lives before, during, and after the war—each with their own unique share of challenges.

Written with the devastating emotional power of The Nightingale, Sarah’s Key, and The Light Between Oceans, Jessica Shattuck’s evocative and utterly enthralling novel offers a fresh perspective on one of the most tumultuous periods in history. Combining piercing social insight and vivid historical atmosphere, The Women in the Castle is a dramatic yet nuanced portrait of war and its repercussions that explores what it means to survive, love, and, ultimately, to forgive in the wake of unimaginable hardship.


Letto da: Gioneb
Recensito da: Gioneb
Commento:

Q&A

1) Cosa ti ha convinto a leggere questo libro? 
La prima cosa che mi ha attratto del libro è la copertina: quando l’ho visto al Libraccio mi ha colpito subito. Non è stato solo questo, c’era qualcosa nel libro, nel suo essere usato, che mi ha attratto. Poi, se la trama non mi avesse convinto non l’avrei mai letto: ma la storia è ambientata a fine seconda guerra mondiale e dovrebbe raccontare (poi capirete il “dovrebbe”) di tre donne tedesche che si ritrovano in un castello per proteggersi a vicenda e iniziare insieme una nuova vita, quindi mi interessava.

2) Valeva la pena leggerlo? 
Non sento di aver sprecato il mio tempo nel leggerlo, ma non lo consiglierei. Però se sono riuscita ad arrivare fino alla fine del romanzo vuol dire che qualcosa di buono c’è.

3) Qual è il punto di forza di questo libro? 
Ho fatto un po’ fatica a trovare uno specifico punto di forza perché il libro non mi ha fatto impazzire. Questo mi fa pensare che l’unico punto di forza è la trama; la storia che vuole raccontare l’autrice ha la possibilità di essere molto interessante: si racconta di resistenza nella germania nazista, un argomento di cui si parla troppo poco, di donne e bambini che devono rifarsi una vita dopo la fine della seconda guerra mondiale.

4) E invece, il punto debole di questo libro?
Da dove volete che inizi?
Credo che il maggior punto debole di questo romanzo sia un misto di superficialità unita all’abbondanza di scene brevi e tanti, troppi, salti temporali. Il tutto “condito” con  personaggi non particolarmente belli. 
La storia salta da un avvenimento all’altro senza un vero filo logico e gli sbalzi frequenti portano confusione, quindi non permettono al lettore di affezionarsi particolarmente alle protagoniste. Le tre donne sono molto diverse tra loro e non viene mai mostrato come il loro legame si crei; quindi ho storto il naso quando si definivano “bestfriend”: a me sembravano solo tre donne costrette a vivere insieme e che quindi si adeguavano una all’altra e ai rispettivi bambini. Probabilmente queste donne hanno anche legato molto, ma visto che vengono descritte più o meno tre scene di vita normale al castello, noi lettori non possiamo rendercene conto.


5) Qual è il tuo personaggio preferito? 
Non mi è piaciuto nessuno dei personaggi, nessuno mi ha colpito. Succedono troppe cose che non danno il tempo al lettore di empatizzare con nessuno dei personaggi.

6) Leggeresti ancora un libro dello stesso autore?
Non credo che leggerò ancora qualcosa scritto dall’autrice, perché i vari punti deboli spiegati nella domanda precedente sono tutti legati al suo stile.

7) A chi lo consigli?
In realtà non lo consiglierei a nessuno e se qualcuno mi dicesse che vuole leggerlo gli racconterei quello che ne penso, ma non lo proverei a convincerlo a non farlo.

8) Per quale casa di Hogwarts è adatto?

Ci ho pensato molto, ma considerata la superficialità del libro non sono riuscita a trovarne una. Non c’è coraggio, se non quello dettato dalla sopravvivenza, e infatti l’unico atto degno di un Grifondoro, l’attentato a Hitler, non viene mai raccontato. Non c’è né un’ambientazione complessa e affascinante nè particolare intelligenza nella storia, che sono elementi che possono attrarre i Corvonero. Potreste pensare che la protagonista, Marianne, possa rientrare tra i Tassorosso perché si impegna al massimo per trovare e proteggere le altre donne della resistenza, ma, oltre a portarle al castello, non fa nient’altro. E infine nessuno dei personaggi lotta per raggiungere uno scopo; forse l’unica è Benita, ma dopo aver sposato un militare ed essere riuscita a scappare dal suo villaggio, non fa altro.

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