29 gennaio 2022

D&D Challenge: Febbraio

D&D Challenge: Febbraio


C’è voluta praticamente tutta la notte, infinita e fredda, per trovarla, ma dopo ore, finalmente si staglia davanti a voi, sostenuta forse solo da un alito di aria gelida: la porta. 

La prima stanza vi ha messo a dura prova, ma ormai è alle spalle. O meglio, lo sarà una volta varcata la soglia.

La porta gira sui cardini invisibili e si spalanca. Dall’altra parte un buio più fitto di quello a cui vi siete piano piano abituati nelle ultime ore, impossibile da penetrare anche per quelli di voi che non si affidano a sensi umani. Non fate a tempo a considerare, anche solo per scherzo, che forse la foresta è più ospitale del mistero che vi attende, che un’altra sensazione vi arriva dalla stanza sulla cui soglia indugiate, una piacevole che vi sembrava di avere dimenticato: calore. 


Le vostre dita sono gelate, e il fango della foresta infradicia i vostri abiti fino a intirizzirvi le ossa. Dopo una notte passata nel bosco inospitale forse il buio potrebbe spaventarvi, ma l’idea di scaldarvi, di poter riposare senza i morsi del freddo, finisce per essere inevitabilmente attraente come una sirena. Quindi, alla fine, entrate tutti. E la porta di nuovo si chiude con uno scatto alle vostre spalle.



Come se non attendesse altro che vedervi imprigionati tra le sue mura, improvvisamente la stanza sembra invitarvi ad entrare: alle sue pareti prima una, poi due, poi decine di torce si accendono da sole e rischiarano l’ambiente di luce calda. Luce e calore, in questo momento, farebbero sembrare invitante anche una prigione.

Fortunatamente non siete in prigione, ma in quello che sembra a tutti gli effetti il laboratorio creativo di una persona estremamente disordinata. Davanti a voi ci sono tavoli, scaffalature, un camino spento con una comoda poltrona di fronte. Sembrerebbe quasi di essere in casa di un inventore, ma la stanza è enorme: i tavoli sono decine e ciascuno mette in mostra una bizzarra accozzaglia di oggetti misteriosi: pinze e ingranaggi, alambicchi gorgoglianti e piccoli fuochi blu che soffiano fumo in mongolfiere di vetro, strutture di legno e metallo di cui non sapete identificare la funzione. Ovunque, sul pavimento, scarti di legno e stoffa, molle e fili di rame arrotolati, piccole gemme e cartacce gettate con noncuranza in ogni dove. Non c’è logica nel caos. Decine di libri sono sparsi ovunque, fin dove riuscite a vedere la stanza: invadono gli scaffali, giacciono abbandonati sotto sgabelli e macchinari contorti, formano a loro volta mobili, gambe di tavoli e sedili improvvisati. L’ambiente è affascinante. Mano a mano che mettete a fuoco dettagli, però, vi rendete conto che l’effetto accogliente che il caos disordinato della stanza vi ha fatto non è del tutto veritiero. Ci sono cose, sparse qua e là, che vi fanno correre un brivido per la schiena. Una testa di bambola orribilmente mutilata sostiene una candela che emette una strana luce verde; ciascuna delle biglie sparse a terra accanto alla poltrona è in realtà un occhio di vetro; una scaffalatura contiene quasi esclusivamente teschi di ratto e pezzi di pipistrello, e ovunque notate barattoli pieni di sostanze dai colori palustri in cui sono immerse parti di animali ormai troppo decomposti per potere essere identificati con precisione. Persino la polvere attira la vostra attenzione perché, invece di essere uniforme su tutte le cose riposte a casaccio nella stanza, è percorsa da minuscole impronte di quelli che sembrano ratti. Se i ratti avessero tre zampe, o sette dita, sareste sicuri che fossero ratti.

Il calore e la luce vi avevano dato un momentaneo senso di accoglienza, ma quel poco che è sopravvissuto ad un esame più attento della stanza scompare velocemente nel notarne i dettagli.

La sua fine è sentenziata quando, dall’alto degli scaffali, piove su di voi la prima freccia d’osso, che non colpisce nessuno per poco, piantandosi decisamente nel tappeto sbrindellato ai vostri piedi. Quando la seconda va a farle compagnia, ormai siete sull’attenti, e potete identificare l’origine del pericolo: sulle cime più alte degli scaffali, diversi metri sopra le vostre teste, in silenzio si è radunato un piccolo esercito di esseri deformi: ratti con arti metallici e soldatini con occhi sanguinanti, giocattoli deformi che sibilano come serpenti e automi di legno e rame con piccoli cuori pulsanti al centro del petto. Creature geniali nella loro perfetta deformità. E tutte sono armate. E tutte sono fuori dalla vostra portata.

E’ un combattimento, chiaramente. Non ci sono altre strade che rispondere all’attacco, con frecce e proiettili improvvisati che cominciano a bersagliarvi, sempre più vicini, e l’esercito di orrori bizzarri che non sembra disposto a sentire le vostre ragioni, o, forse, in grado di farlo.

E’ una battaglia, la prima che affrontate da avventurieri.

Ora tocca a voi. Cosa fate?


Note Librovore

Quest: Attacco dall’alto. 

Ambiente: Laboratorio

Prompt: Un libro scritto da un autore il cui nome ha più lettere del tuo.


Per risolvere questa quest, potete utilizzare:

  • Un Ranger (esperto di armi a gittata)

  • Uno Gnomo (che ha una conoscenza speciale della logica di un laboratorio)

  • L’incantesimo Freccia Acida (per colpire i nemici in posizione sopraelevata)

  • Una qualsiasi Arma da gittata (per rispondere al fuoco nemico)

Se non avete nessuno dei personaggi o delle abilità necessarie, scegliete un qualsiasi membro della squadra con cui svolgere la quest; il vostro libro per il prompt dovrà avere almeno 300 pagine.


Cura: Le parole di questo mese del Buzzwordathon sono i pronomi personali.


Tesoro: Per cercare un tesoro in questa stanza, dovrete leggere un libro il cui titolo inizi con la lettera F.


Il nostro percorso


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