27 gennaio 2022

Recensioni a tema, Gennaio 2022: magia usata nella vita di tutti i giorni.

 

Recensioni a tema, Gennaio 2022: magia usata nella vita di tutti i giorni.


Oh, per questo primo episodio dell’anno nuovo di questa rubrica è capitato proprio un tema interessante! Oggi parliamo di quei libri in cui la magia non appartiene ad un’ambientazione tipicamente fantasy, ma diventa un elemento di un libro con un’ambientazione molto realistica. Insomma, ci allontaniamo da Narnia per trovare che anche nel nostro mondo sono nascosti luoghi come Hogwarts… tranquilli, comunque, nessuna di noi ha risposto Harry Potter! Abbiamo cercato risposte meno scontate. Vediamo quali.


Librovora Gioneb: Mi sono sempre piaciute le ambientazioni  cui la magia è presente nella vita di tutti i giorni. Trovo sempre interessante quando in un’ambientazione moderna o vittoriana la magia è ben integrata nella società ed è parte della normalità. Non è stato facile per me trovare degli esempi di questo tipo, perché nella maggior parte dei casi la maggior parte della popolazione non sa dell’esistenza della magia e chi la usa deve tenerla nascosta; l’esempio più noto è Harry Potter, in cui i maghi hanno creato una società parallela e nonostante usino la magia per fare qualsiasi cosa, devono sempre stare attenti a non farsi vedere dai babbani. Nella serie Shades of Magic, di V.E. Schwab, troviamo la magia nella vita di tutti i giorni; qui l’ambientazione è molto complessa, e nella Londra di Kell la magia esiste e tutti la conoscono, mentre nella Londra di Lila non esiste. Durante tutta la serie vediamo tantissimi esempi di magia usata per cose quotidiane, e anche come fonte di spettacolo.

Oltre a questo, quando leggo un contemporary è sempre bello trovare un tocco di magia nella storia, soprattutto se non è veramente chiaro se sia magia o no. Questo l’ho trovato, ad esempio, nella serie Secret, Book, & Scone Society, di Ellery Adams, dove una delle protagoniste cucina degli scone che ti riportano in mente dei bei ricordi mentre li mangi; ho sempre pensato che ci fosse un tocco di magia in questo.




Librovora Marty: Di libri fantasy ne leggo tanti, ma devo ancora decidere se preferisco quelli in cui la magia è una pratica segreta o solo per pochi eletti, oppure se è una cosa comune usata da tutti. In ogni caso sempre di magia si tratta; quindi è interessante vedere la creatività degli autori nell’ideare il sistema magico. Parlando del tema del mese un libro in cui si parla molto di magia è Paper Magician, di Charlie N. Holmberg. Nell’universo creato dall’autrice, la magia è una cosa che solo pochi eletti scelti ed educati per questo possono usare. Chi esce dall’accademia di magia viene “legato” ad un elemento magico per tutta la vita e solo allora potrà iniziare l’apprendistato per diventare un mago a tutti gli effetti. Gli elementi magici a cui ci si può legare sono metallo, plastica, vetro, carta, fuoco e sangue. La magia legata a questi elementi viene usata per creare di tutto, partendo da un semplice cagnolino di carta fino ad arrivare ad un cuore (sempre di carta) perfettamente funzionante. Non sarebbe bello avere un cuore di riserva per ogni occasione? Ogni branca della magia è utile a qualcosa e crea oggetti per la comunità, anche a seconda delle richieste dei clienti. 


Librovora miki_tr: Ad un piccolo passo dalla realtà, con solo un dettaglio di differenza. E’ uno dei sottogeneri del fantasy che preferisco: quando il mondo non cambia, ma acquisisce qualcosa di speciale e magico che rende la storia unica. Spesso, a quanto ne so, questo genere di libri hanno un’ambientazione prettamente contemporary, in particolare quando si tratta di Young Adult. Già in questa veste il concetto è affascinante e produce letture interessanti, ma non è il mio uso preferito di questo genere di ambientazione. In linea peraltro con i miei gusti in generale, preferisco sempre e comunque quando questo genere di concetto viene applicato ad un’ambientazione storica. 

E’ il caso di In the Shadow of the Sun, di E.M. Castellan, primo libro dell’omonima duologia (e nettamente il migliore tra i due). Già l’ambientazione è inusuale: ‘600, alla corte di un giovanissimo Re Sole, durante la nascita del Palazzo di Versailles. Uno degli elementi più interessanti del libro è l’accuratezza storica, anche in relazione al fatto che tutti i personaggi sono figure storiche realmente esistite; questa attenzione valorizza molto l’innesto fantasy, che nel caso di questo libro è un sistema magico riconosciuto e ufficiale, la cui presenza ha ripercussioni pratiche, artistiche, sociali e personali su tutta l’ambientazione e per tutti i personaggi. L’incastro dei due elementi è fatto molto bene, soprattutto nel primo libro: la magia è parte del contesto storico e non lo altera, e l’autrice evita di cadere nella trappola di sbilanciarsi troppo verso il fantasy, scegliendo, molto correttamente secondo me, di rendere l’aggiunta di questo elemento un solo filo della storia, ben dosato rispetto al resto. Soprattutto nel primo libro, è abbastanza evidente che l’elemento magico, pur importantissimo nella trama, è al servizio della ricostruzione storica, e non il contrario. Per altro il sistema magico in questa duologia è molto interessante: dividendo le capacità magiche tra due diversi individui (uno, fonte del potere grezzo e un altro, che di concerto lo utilizza e dirige), costruisce saldamente la dimensione sociale della storia attraverso questa necessità di relazione che è alla base del potere stesso. In un contesto sociale complesso come quello di una corte reale, la magia riveste in questa storia un’importanza politica non indifferente, cosa che permette al sistema magico di valorizzare i personaggi, oltre ad essere un bel punto di partenza dell’intreccio e un bel complemento dell’ambientazione.


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